Voci nel deserto

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da un’idea di Marco Melloni
“Mai come ora e’ giustificato l’allarme.
Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalita’ e dell’ uguaglianza, impunita’ per i forti e costrizione per i deboli, liberta’ come privilegi e non come diritti, legami sociali a rischio, idee secessioniste, pulsioni razziste e xenofobe, volgarita’, arroganza e violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi.
Preoccupa soprattutto l’ accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimita’ e’ all’ opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse, un giorno, sara’ sollevato e mostrera’ che cosa nasconde, ma sara’ troppo tardi.”
Sono parole di un appello lanciato in questi giorni da “Liberta’ e Giustizia”, associazione fondata, tra gli altri, da Umberto Eco. In futuro queste parole potrebbero essere lette come una profezia.
E’ gia’ accaduto.
Altre voci si sono alzate, clamantis in deserto.
Non sono state ascoltate.
Pasolini, Flaiano, Primo Levi, Giorgio Gaber… Le loro parole, a risentirle oggi tirandole fuori dai cassetti, rispolverando vecchi dischi di vinile, riaprendo pagine di quotidiani ingialliti dalla storia, ci offrono una chiave di lettura – quasi umiliante nella sua preveggenza – sul perche’ siamo arrivati a questo punto. Qualcuno, dunque, ci aveva avvertito.

Voci nel Deserto
frammenti di liberta’ di pensiero
da un’idea di Marco Melloni

“Mai come ora e’ giustificato l’allarme.
Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalita’ e dell’ uguaglianza, impunita’ per i forti e costrizione per i deboli, liberta’ come privilegi e non come diritti, legami sociali a rischio, idee secessioniste, pulsioni razziste e xenofobe, volgarita’, arroganza e violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi.
Preoccupa soprattutto l’ accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimita’ e’ all’ opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse, un giorno, sara’ sollevato e mostrera’ che cosa nasconde, ma sara’ troppo tardi.”
Sono parole di un appello lanciato in questi giorni da “Liberta’ e Giustizia”, associazione fondata, tra gli altri, da Umberto Eco. In futuro queste parole potrebbero essere lette come una profezia.
E’ gia’ accaduto.
Altre voci si sono alzate, clamantis in deserto.
Non sono state ascoltate.
Pasolini, Flaiano, Primo Levi, Giorgio Gaber… Le loro parole, a risentirle oggi tirandole fuori dai cassetti, rispolverando vecchi dischi di vinile, riaprendo pagine di quotidiani ingialliti dalla storia, ci offrono una chiave di lettura – quasi umiliante nella sua preveggenza – sul perche’ siamo arrivati a questo punto. Qualcuno, dunque, ci aveva avvertito. Finche’ non la si impara, la storia si ripete.
In altri tempi, in altri luoghi, tutto questo e’ gia’ accaduto.
Per questo, oggi piu’ che mai, diventa cosi’ importante recuperare la memoria di chi ci ha preceduto ed e’ riuscito a leggere, negli eventi del suo tempo, cio’ che noi stiamo vivendo solo ora.

“Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi,i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni”. Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati piu’ di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole.
Frammenti di liberta’ di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: abbiamo catalogato quelli con maggior risonanza con l’attualita’ – e ne continuiamo a raccogliere – li abbiamo privati di ogni riferimento all’autore o al tempo trascorso prima di giungere fino a noi, abbiamo dato loro una voce e li abbiamo messi in relazione attraverso la musica: ne e’ uscita fuori una narrazione del presente che non puo’ non sorprendere nel momento in cui viene ristabilito l’ordine temporale e ricollocata ogni frase nel suo contesto. Possibile che fosse gia’ tutto previsto?

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